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Tra le varie specie di piccoli
galliformi presenti nei nostri allevamenti, una delle più diffuse è
senz’altro la Quaglia o Colino della California.
Sicuramente bella ed appariscente con il
suo tipico ciuffetto, è una delle specie più comuni in cattività del
genere degli Odontoforini o volgarmente dette Quaglie del nuovo mondo.
Infatti tutti i colini sia del Nord che
del Centro e Sud America, appartengono a questa sottofamiglia
caratterizzata dal fatto di avere il margine del becco dentellato, da
qui il nome scientifico proveniente dal Greco dalla radice Odonto,
cioè dentato.
La Quaglia della California, ovviamente
proviene dallo Stato omonimo, ma è diffusa anche nei confinanti stati
tipo: Oregon, Nevada, Colorado, Washington, British Columbia ( Canada
del sud-ovest) e nella Baja California in Messico.
E’ stata introdotta e si è acclimatata
in altre regioni del mondo come: Cile, Argentina, Nuova Zelanda,
Australia, Isole Hawaii.
Da noi in Europa è presente solo allo
stato captivo, mentre il suo cugino Colino della Virginia, è presente
allo stato selvatico, soprattutto grazie ai rilasci a fini venatori.
La lunghezza è intorno ai 24 centimetri
ed il peso si aggira sui 120 grammi.
La specie presenta un marcato dimorfismo
sessuale, infatti il maschio è decisamente più appariscente della
femmina come colorazione.
Oltre al ciuffetto decisamente più lungo
e grande il maschio ha una mascherina facciale nera bordata di bianco
, la nuca marrone, il petto color blu grigiastro , il ventre con una
squamatura beige e nera ed una barratura sul fianco .
Si differenzia dal maschio della Quaglia
di Gambel di cui è stretta parente (tanto che vi sono degli ibridi in
natura nell’aerale in cui sono presenti le due specie) sia per la
mancanza del rosso mattone sulla nuca, sia per la mancanza della
macchia nera attorniata dal beige nella zona ventrale, sostituita
dalle scaglie beige bordate di nero.
La femmina è invece marrone col
ciuffetto molto più piccolo, con anche lei la barratura sul fianco e
le scaglie nel ventre; la femmina della Gambel è molto simile ma più
squamata della California.
Il becco è corto e tozzo e le zampe sono
scure e nel complesso ha una linea abbastanza affusolata, che ben si
adatta a spiccare il volo.
Comunque generalmente questa specie è
solita stare sul suolo ove cerca il cibo e vola solamente per
appollaiarsi su un ramo per passare la notte o per sfuggire meglio ai
predatori.
In natura costruisce un semplice nido
sotto un arbusto o una grossa pietra, ma si adatta anche in un
ambiente erboso.
In genere depone intorno le 12 – 14 uova
che poi la sola femmina coverà per 21- 23 giorni , allorché nasceranno
dei dolcissimi pulcini beige con righe scure ed un piccolo accenno del
ciuffetto in testa.
E’ animale abbastanza robusto e ben si
adatta a stare sia in voliera (anche nei mesi invernali) sia in
gabbioni, ma delle volte nelle voliere con presenza di fagiani (dorato
e Lady Amherst ), viene disturbata in continuazione, pertanto è
consigliabile non tenere le specie assieme.
ESPERIENZE DI ALLEVAMENTO
Molti anni orsono (circa 18), acquistai
una coppia di California da un ambulante e la alloggiai in voliera.
Si adattò subito alla vita nella mia
voliera, tanto che poco dopo si accinse a deporre le uova in una
frasca di paglia posta sopra un ramo biforcuto a circa 1 metro e mezzo
da terra, con dispiacere della Verdona che vi aveva fatto il nido.
La femmina di California covò le uova
diligentemente per diversi giorni fino a quando un violento temporale
estivo la bagnò e la trovai morta il giorno dopo sopra le sue uova,
che ovviamente erano gelate.
Le misi lo stesso sotto incubatrice, ma
non si schiusero.
Perciò mi ritrovai col maschio da solo,
ma per fortuna riuscii a rimediare un'altra femmina, che rifece subito
delle uova, che stavolta per non correre rischi misi in incubatrice.
Dopo 22 giorni nacquero dei piccoli
pulcini a strisce sottili gialle e nere con un piccolo ciuffetto sulla
testa.
Notai subito che erano facili a
contrarre malattie intestinali, probabilmente dovute ad un
alimentazione non adeguata (all’epoca non ero solito dare i buffalos o
altri insetti congelati ).
Tuttavia ne sopravvissero alcuni e
diventarono degli esemplari adulti molto belli.
Poi non mi ricordo più nemmeno la
ragione non ebbi più in allevamento questa specie per molti anni, fino
a quando 3 anni fa ne ripresi una coppia.
Devo dire che non ho mai ottenuto molti
piccoli, e che il maggior numero di uova erano infeconde.
Ora ho capito quale era il motivo, la
coppia era insieme dall’autunno in un gabbione in una capanna con
luce e calore e la femmina ha iniziato a deporre abbondantemente, ma
il maschio non era ancora entrato in estro (difatti non faceva il
tipico verso di richiamo ) e quindi non aveva fecondato la femmina.
Perciò quest'anno mi accingerò a mettere
insieme la coppia nel gabbione ( di circa 1 metro) solo a primavera
ben avviata, per far sì che le uova siano fecondate e non chiare come
negli anni passati.
Anche per i piccoli è meglio dargli un
preparato anticoccidico nell’acqua da bere e cambiare spesso la carta
delle scatole in cui si tengono.
Io infatti mi diletto ad allevare i
piccoli in scatole di cartone con una lampadina come fonte di calore e
col mangime sparso nel fondo della scatola e i tappi delle bottiglie
di plastica come fonte di abbeveratoi per i primi giorni di vita dei
pulcini.
Ora aggiungo anche nella dieta dei
piccoli i buffalos (piccole tarme della farina congelate), che
apportano molte proteine e che essendo sterilizzate non possono creare
infezioni come gli insetti vivi.
Devo dire che i piccoli di California
che ho ottenuto in questi ultimi anni, hanno un mantello di piumino,
diverso rispetto a quelli che avevo una volta, cioè con una riga
marrone più grande sul dorso su un fondo giallo beige ed un ciuffetto
appena accennato sul capo, mentre quelli che ricordo erano con un
piumaggio tipo righe dei carcerati anche se su fondo giallo dorato e
con un ciuffetto ben evidente in testa.
La mia ipotesi e che si tratti di
sottospecie differenti e che quindi i piccoli abbiano una diversa
colorazione mimetica del piumino.
Difatti in natura esistono ben otto
sottospecie che hanno aerali diversi nella parte occidentale del
continente nordamericano e probabilmente quelle che ho attualmente
sono di un'altra sottospecie rispetto a quelle che avevo allora.
Per concludere direi che senz’altro
questa specie di colino è da apprezzare di più da parte di noi
allevatori amatoriali, perché anche a livello espositivo può dare
delle soddisfazioni (specialmente il maschio) come testimoniano i miei
risultati nelle ultime mostre che ho fatto gli anni passati.
Per chi ne voglia sapere di più può
telefonare al seguente numero di cellulare: 333.3891746
Francesco Fattori. |