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Certamente
una delle più appariscenti specie di quaglie appartenenti al genere
Coturnix, è la Quaglia Arlecchino.
Non
comune nei nostri allevamenti come la più ben nota Quaglia della
Cina, è però un animale che ben si adatta alla vita in cattività
e che non ha grossi problemi a riprodursi.
Prima
di descrivere le mie esperienze personali d’allevamento, farò un
breve cenno alla sua presenza
in natura e una sommaria descrizione.
Nella
Quaglia Arlecchino il dimorfismo sessuale è ben netto;
difatti il maschio è molto più appariscente della
femmina anche se è una specie monogama.
Il
maschio si presenta con un bel collarino bianco e nero tipo quello
della Quaglia della Cina, mentre il petto ed il ventre sono solcati
da una larga striscia nera bordata da due strisce laterali color
arancio ocra, il dorso invece è bruno chiaro con delle righe più
chiare, insomma una colorazione mimetica sul dorso. La femmina
invece si presenta di una colorazione bruna con delle rigature sul
dorso, mentre nel ventre e nel petto la colorazione è molto più
chiara, direi quasi un color beige chiaro.
Nei
confronti della
femmina della comune quaglia
nel complesso la colorazione si presenta più bruna e meno rigata. La
taglia è suppergiù simile a
quella della Quaglia comune ed il peso, infatti si aggira sugli 80 -
90 grammi
.
L’areale
di distribuzione è molto vasto e comprende la maggior parte
dell'Africa subsahariana, dal Sudan meridionale, Etiopia, Somalia
del sud, tutta l’Africa orientale fino al Sudafrica, mentre nella
parte occidentale è presente solo come migrante stagionale, anche
se vi sono alcune popolazioni stabili come quella dell'Isola di Sao
Tomè (che fra l'altro e anche una sottospecie a
se
stante). E’
presente anche nella parte
sud occidentale della penisola arabica.
In
natura predilige terreni aperti, in genere savane parzialmente
alberate e di solito ad un’altitudine non superiore ai
1500 metri
.
Specie
gregaria, si sposta alla ricerca di cibo nei vari territori in cui
è
presente.
Durante
il periodo della cova, le femmine si appartano e formano un semplice
nido formato da una piccola depressione nel terreno coperta d’erba
secca e nascosta tra l’erba alta, per cercare ovviamente di celare
il nido alla vista dei numerosi predatori africani.
Di
solito depongono un numero variabile d’uova dalle
4 alle 8 per covata, mentre l’incubazione varia dai 14 ai
18 giorni in relazione anche
alla temperatura e all’umidità dell’ambiente.
Si
nutre sia di semi caduti dalle graminacee e altre piante selvatiche,
ma sia soprattutto d’insetti (termiti, grilli, lombrichi,
scarafaggi) di cui è molto ghiotta.
ESPERIENZE
D’ALLEVAMENTO
Questa
simpatica specie di quaglia entrò, a far parte del mio allevamento
nel novembre del 2003 quando alla mostra internazionale di Reggio
Emilia, n’acquistai per puro caso da un allevatore una coppia.
Difatti
prima non ne avevo mai sentito parlare e tanto meno veduta in
qualche negozio d'animali.
Devo
dire che il primo anno d’allevamento non fu affatto soddisfacente,
perché a
fine stagione potei contare
solo 3 giovani quaglie allevate.
La femmina
depose sì molte uova, ma la maggior parte era infeconda e quei
pochi piccoli che nascevano erano facili a contrarre malattie
intestinali, che li portavano alla morte nel giro di pochi giorni.
La
collocai dapprima in una gabbia di piccole dimensioni,
poi in seguito quando venne primavera nella voliera all’aperto,
dove si cimentò anche nella cova delle uova, anche se non nacque
nulla, forse dovuto anche al fatto che erano state bagnate da un forte temporale.
Poi
nel novembre 2004
sempre a Reggio Emilia
acquistai altre femmine da un altro allevatore e sicuramente fu
la mossa giusta. Infatti, fin
dal mese di marzo le femmine nuove insieme alla vecchia ed al maschio, poste in un
gabbione da un metro di
lunghezza per
40 cm
di larghezza, iniziarono a deporre moltissime uova che posi
nell’incubatrice.
Questa
volta nacquero diversi piccoli e molto più robusti di quelli
dell’anno prima, dato che
sopravissero tutti senza uso
di particolari medicine preventive.
Li
posi in scatole di cartone riscaldate con lampadine come faccio per
anche gli altri piccoli pulcini delle altre specie che ho (Quaglia
della Cina, Quaglia della California, Roul-Roul).
Li
ho alimentati con del mangime per pulcini tritato fine mescolato
assieme a del pastoncino secco per canarini, aggiungendo
specialmente nei primi giorni degli insetti surgelati (pinkies o
buffalos) che si trovano in commercio e di cui sono ghiotti come del
resto ogni piccolo pulcino lo è. Sono cresciute in fretta e nel
giro di 2 mesi hanno assunto le dimensioni e la
colorazione degli adulti,
anche se la maturità sessuale credo la raggiungano in seguito,
probabilmente la primavera dell’anno successiva alla nascita.
Difatti
ancora le giovani femmine nonostante abbiano anche 4 mesi non hanno
mai deposto alcun uovo, al contrario delle giovani femmine di
Quaglia di Cina che depongono anche dopo solo 2 mesi dalla nascita.
Per
fortuna ora ne
ho abbastanza da
proseguire l’allevamento
col mio ceppo e per cederne a qualche altro appassionato allevatore.
Finisco
ripetendo che senz’altro
la Quaglia Arlecchino
merita maggior attenzione da parte di tutti noi allevatori, perchè
è un animale semplice da allevare e anche non richiede molto
spazio.
Per
coloro che volessero qualunque informazione e per scambiare
esperienze d’allevamento metto a disposizione l’indirizzo
e-mail: Francesco.fatt@libero.it
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