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Il
diamante pappagallo (Erythrura psittacea), è un bellissimo
rappresentante della vasta famiglia degli estrildidi, in
particolare del genere Erythrura, cioè i cosiddetti diamanti
di foresta. Infatti assieme al diamante di Kittlitz, al
diamante di Tanimbar, al diamante Coloria, al diamante di
Peale, al diamante bambù,e ad altre specie non presenti in
cattività forma questa omogenea branca degli estrildidi,
caratterizzati dal colore di fondo verde, dalle ali corte
per volare nel fitto delle foreste pluviali e da varie parti
colorate della testa e della coda che caratterizzano
ciascuna specie. Il diamante pappagallo, si presenta di un
bel colore verde smeraldo nel dorso nell’addome di un verde
più smorto e soprattutto di una maschera facciale rossa
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intensa, che si
estende anche all’alto petto. Il rosso è presente anche nel codione
e nelle penne centrali della coda stessa. Il dimorfismo sessuale è
poco accennato, infatti le femmine si distinguono dai maschi per una
maschera più piccola, per i colori meno brillanti in generale , per
il sopraccoda meno rosso e se ci troviamo con animali in estro, i
maschi cantano molto e si differenziano anche per aver la cloaca
sporgente un po’ come i canarini maschi, cosa che non troviamo in
molti altri estrildidi. Con animali giovani però , il sessaggio
risulta arduo, in quanto non si notano quelle differenze che si
possono avere solo in esemplari adulti. Il diamante pappagallo è
endemico dell’isola della Nuova Caledonia, al largo delle coste
australiane nell’Oceano Pacifico, infatti come si diceva innanzi è
un animale che predilige le zone boscose tipiche di quest’isola,
anche se chiaramente di frequente si trova anche nelle radure e nei
campi coltivati dove si nutre anche di coltivazioni tipo il riso e
altri cereali. Comunque anche se non è abbondante , per fortuna non
è ancora in pericolo di estinzione, dato la scarsa presenza umana ed
il territorio naturale ancora per la maggior parte intatto. In
cattività è ormai ben presente con ceppi domestici di parecchie
generazioni dato che come molti altri esotici di origine
australiana, non viene più catturato per l’esportazione di soggetti
vivi dai lontani anni sessanta. Nonostante questo la sua indole
vivace ed irrequieta non la rendono così adatto alla gabbia come il
suo parente diamante di Gould, che possiamo ben definire uccello
domestico a tutto tondo. Il diamante pappagallo ama molto fare il
bagnetto, per mantenere sempre in ottima il soffice piumaggio verde
e rosso. E’ senz’altro un uccello pacifico, adatto anche a voliere
miste di esotici, ma non è facile far convivere parecchi maschi, che
tendono un po’ a litigare per il territorio ed il possesso delle
femmine, ciononostante questi scontri non portano mai alla morte del
soggetto più debole, ma semmai ad una deplumazione della zone della
nuca. Come esperienza di allevamento posso consigliare di provare ad
allevare questa stupenda specie a tutti gli allevatori di esotici
che vogliono cimentarsi in specie meno comuni del mandarino, del
Gould o del coda lunga, i risultati anche se numericamente inferiori
come soggetti, saranno però ricompensati dalla soddisfazione di aver
riprodotto un animale così bello e dal comportamento così
interessante e vivace. Prediligono il nido a casetta chiuso tipico
dei Gould, che foderano con materiale vario di origine vegetale,
tipo cocco, iuta, cotone, ma non sono bravi nel fare la coppa del
nido, perciò consiglio di mettere dentro la cassetta una coppetta un
cotone o simile tessuto che si trovano in commercio, così che
abbiano la base per foderare il nido e le uova non siano sparse per
la cassetta. Infatti i piccoli che nascono dopo circa 15-16 giorni
di incubazione, hanno come i Gould le escrescenza buccali
rifrangenti , affinché i genitori al buio sappiano dove si trovi la
bocca e possano nutrirli bene. Devo dire onestamente che consiglio
per lo meno all’inizio di prelevare le uova ai genitori e di
metterle a balia a dei buoni passeri del Giappone, così che si abbia
maggiore certezza nell’allevamento e crescita della prole. Infatti
mentre per la cova in genere i diamanti pappagallo non hanno
problemi, possono invece insorgere cattive sorprese alla nascita dei
piccoli, cioè piccoli scaraventati dal nido, oppure non nutriti fin
dalla nascita o dopo qualche giorno in cui le cose sembravano
procedere per il meglio. Questo lo dico specialmente per chi alleva
in gabbie da batteria, dove è facile che gli animali si stressino o
si spaventino per poco o niente, dato che ancora non sono affatto
domestici come altri esotici più comuni. In voliera è probabile, ma
non ne ho la prova diretta che invece riescano a portare a buon fine
da soli l’allevamento dei piccoli, specie se nutriti con pastone
altamente proteico e anche prede di tipo animale, in particolar modo
i buffalos, di cui sono molto ghiotti. Sia chiaro che in voliera è
meglio tenerli con specie non invadenti tipo il mandarino,
altrimenti anche se volessero non riuscirebbero a riprodursi dato
che i nidi sarebbero già tutti occupati. Come tutti gli altri
esotici adorano la spiga di panico appesa alla gabbia, che non deve
mai mancare come pure i sali minerali e il carbone vegetale in
linguette portasali. In cattività oltre al tipo ancestrale, sono
presenti due mutazioni : la verdemare e la pezzata. La prima è tipo
la pastello del Gould, al posto del rosso della maschera vi è un
arancio salmone, mentre il verde smeraldo dell’ancestrale vira in
un verde acqua cioè un verde più smorto e con un certa percentuale
di azzurro , da cui appunto la nomenclatura della mutazione
verdemare. La seconda è la pezzata, dove per l’appunto vi sono delle
penne lipocromiche gialle che prendono parzialmente il posto di
quelle verdi. In genere quando nascono i soggetti pezzati lo sono
poco o nulla, ma col tempo e negli anni via via cresce l’intensità
della pezzatura e l’animale si presenta con gli anni sempre più
giallo. Questo fatto lo accumuna con la famosa razza estinta dai
canarini London fancy, che nascevano scuri e che poi con la muta
prendevano il caratteristico piumaggio giallo con le ali nere. E’ un
peccato che non siano ammessi alle esposizioni come tutti gli altri
soggetti pezzati, perché probabilmente se si potessero esporre , la
selezione di questa mutazione sarebbe più approfondita e non è
escluso che col tempo si arrivi ad animali totalmente gialli e
rossi, che sarebbero senz’altro molto appariscenti. Concludo
ribadendo la mia soddisfazione nell’allevare e poter osservare
questi piccoli splendidi uccelli, che allietano sia col canto, che
col loro dinamismo e soprattutto con la loro bellezza i nostri
allevamenti, dobbiamo infatti fare di tutto perché in Italia vi sia
sempre un ceppo forte e cospicuo di questi soggetti, dato che ormai
anche se lo volessimo non si potrebbero più importare dal paese
d’origine, visto il blocco totale delle importazione d’esotici nel
nostro paese.
Francesco
Fattori
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